di
Federico Berni
Il Tribunale per i minorenni dopo la condanna a 20 anni a Chiarioni che sterminò la famiglia con 108 coltellate: «Ha lucidamente programmato, attuato, variato secondo il bisogno le proprie azioni, prima, durante e doро»
Era «guidato da un pensiero stravagante» e «bizzarro», raggiungere «l'immortalità attraverso l'eliminazione della propria famiglia», ma ancora sotto il suo «controllo». Tanto che ha «distinto la realtà dall'immaginazione» e «ha lucidamente programmato, attuato, variato secondo il bisogno le proprie azioni, prima, durante e doро». Lo scrive il Tribunale per i minorenni nel motivare la condanna di giugno a 20 anni, pena massima in abbreviato, per Riccardo Chiarioni che nel 2024 a 17 anni, a Paderno Dugnano (Milano), uccise padre, madre e fratello di 12 anni. Non riconosciuto dal giudice il vizio parziale di mente accertato dai periti.
La perizia psichiatricaNelle 51 pagine di motivazioni, firmate dalla giudice Paola Ghezzi, viene ricostruita - anche con dichiarazioni e interrogatori del ragazzo, che ora ha quasi 19 anni, e con testimonianze di altri suoi familiari - la strage avvenuta nella villetta di quella che tutti ritenevano, come si legge, una «famiglia normale». E che è sempre rimasta senza un vero movente. Lo psichiatra Franco Martelli nella perizia ha scritto che il ragazzo viveva tra realtà e «fantasia», che voleva rifugiarsi in un mondo fantastico, che lui chiamava della «immortalità», e per raggiungerlo nella sua mente era convinto di doversi liberare di tutti gli affetti. La giudice nella sentenza evidenzia il fatto che il perito ha dato conto di «aspetti personologici disfunzionali quali un elevato grado di alessitimia» e della «divisione psichica della personalità» e «persistenza della fantasia-progetto».














