Cinquanta anni fa il massacro del Circeo, un orrore ancora vivo, una storia italiana di violenza sulle donne che si lega in un tragico filo rosso ai femminicidi di oggi. Due ragazze giovanissime - Rosaria Lopez, 17 anni, e Donatella Colasanti, 19 -, violentate e torturate in una villa di una delle località marine simbolo della cosiddetta Roma "bene": la prima muore per le sevizie, l'altra si salva solo perché si finge morta. Un caso che sconvolse l'opinione pubblica.

Il massacro del Circeo avviene tra il 29 e il 30 settembre del '75. Izzo, Ghira e Guido, ventenni figli di famiglie agiate, con simpatie fasciste e i primi due con precedenti per stupro e rapina, invitano le due ragazze che già conoscono a una festa. Invece le violentano e seviziano per un giorno e mezzo.

Una foto di archivio di Donatella Colasanti, scattata il il 6 ottobre 1980

Rosaria Lopez muore affogata in una vasca da bagno, Donatella Colasanti, colpita con una spranga alla testa, si finge morta. Gettate nel bagagliaio dell'auto, Colasanti riesce a farsi sentire quando gli assassini si allontanano: arriva la polizia, un fotografo scatta le immagini della ragazza morta e dell'altra massacrata.

Colasanti vivrà fino al 2005, quando morirà di cancro a 47 anni. Intanto i tre vengono condannati all'ergastolo, ma mentre Guido ottiene uno sconto di pena a 30 anni, risarcisce le vittime e dal 2009 è libero, Izzo diventa prima un ambiguo pentito dell'estrema destra, poi torna a uccidere. E' sempre il 2005 quando sevizia e soffoca la moglie e la figlia quattordicenne di un ex boss della Sacra Corona Unita conosciuto in carcere. Ghira è sempre stato latitante, secondo alcuni protetto da amicizie potenti della famiglia. Sarebbe morto di overdose nel 1994 mentre era nel 'Tercio' della Legione spagnola.