I 50 anni dal massacro del Circeo: l'orrore che scosse l'Italia (e l'ha aiutata a cambiare)

lunedì 29 settembre 2025 di Alessandra Spinelli

Il corpo era pieno di ferite e lividi, con una sbarra di ferro l'avevano colpita sapemmo dopo. L'anima poi, quella era spezzata in mille vetri aguzzi che riflettevano brandelli di futuro. Ma gli occhi, quelli erano aperti, spalancati, coscienti. Avevano visto l'inferno, la violenza e la ferocia di tre ragazzi della Roma cosiddetta bene - Gianni Guido, Andrea Ghira e Angelo Izzo - e la morte della sua amica Rosaria Lopez chiusa in un sacco. Che ora lo vedessero tutti.

L'immagine di Donatella Colasanti, che esce viva dal bagagliaio di una 127 parcheggiata in via Pola nello scatto del fotoreporter Antonio Monforte affondò come un pugno nello stomaco nelle coscienze in quella notte di fine estate di cinquanta anni fa. Era il 30 settembre 1975. Nell'Italia dei morti per mano di gruppi terroristici di destra o di sinistra, dove il sangue era ancora un fatto terribilmente politico, quello scatto fece aprire gli occhi su un altro tipo di violenza. Era il massacro del Circeo, dove in una classica villetta bianca avvenne lo scempio di due ragazze della Montagnola, e da allora niente fu come prima.