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«Le videoteche come le intendevamo una volta purtroppo non esistono più» spiega Luciana Migliavacca, presidente di Univideo, l’associazione che cura i diritti delle aziende che lavorano nell’home video. «Ci sono in linea di massima negozi che trattano l’intrattenimento – dai dischi ai gadget o ai libri – e che vendono anche DVD e Blu-ray». Dopo un decennio di costante declino molti esercenti, anche in Italia, raccontano però che negli ultimi anni qualcosa è cambiato e che c’è un nuovo pubblico. «Esistono diversi negozi che vendono l’usato», dice Migliavacca, «ma il vero segnale che ci fa pensare che ci sia un rifiorire del settore è che le grandi catene come Feltrinelli o MediaWorld hanno ricominciato a esporre DVD e Blu-ray».

Non esiste una stima precisa di quanti siano oggi i negozi che noleggiano e vendono DVD in Italia: Terminal Distribution, uno dei più grandi distributori di prodotti home video, sostiene che siano circa 600.

È naturalmente un numero piccolo rispetto a quando il business delle videoteche in Italia era in salute, prima che arrivassero le piattaforme di streaming. Per fare un esempio Blockbuster, la catena con più punti vendita al mondo (9mila), nata nel 1985 a Dallas, ne aveva 40 in Italia. Oggi di quei 40 ne sono rimasti una manciata, che non sono più affiliati a Blockbuster – la società è fallita nel 2010 e ha chiuso definitivamente nel 2013 – ma continuano a lavorare come videoteche con un’attività che è molto cambiata. Prima il noleggio on demand e poi lo streaming in abbonamento hanno soppiantato la pratica di noleggiare film, che oggi resiste solo per i classici, poco presenti nei cataloghi delle piattaforme. Il grosso dell’attività delle videoteche è quindi la vendita, in particolare per il collezionismo (ma quasi sempre vendono anche altri prodotti).