di
Giovanna Cavalli
Il laico che è stato per 48 anni al servizio dei pontefici e che ha servito cinque Papi, da Paolo VI a Francesco, ha partecipto da vicino a snodi cruciali della vita della Chiesa. «Un prelato mi rivelò: 7 potenze ci controllano i telefoni», Sull’attentato a Wojtyla: «Mai avuto dubbi che lo avesse organizzato il Cremlino».
Papa Wojtyla era una discreta forchetta.«Apprezzava la buona cucina. Un giorno, a casa nostra, seduto davanti a una tazzona di caffelatte, rimproverò affettuosamente Madre Teresa, che quasi non toccava cibo. “Lei spizzica come un uccellino, troppo poco. Deve mangiare di più, è il successore di Pietro che glielo ordina”. Soli, mia moglie ed io, con due santi a colazione! Un giorno invece dei fedeli gli mandarono una torta gigante. “Avete visto quanto bene vogliono al Papa?”, scherzò. Da malato aveva perso l’appetito di un tempo, però beveva grandi bicchieri di succo di papaya che gli avevano raccomandato».
La zuppa di Ratzinger.«Quando veniva a cena da noi, da cardinale, gli preparavamo una minestra di barbabietole viola, la sua preferita, ci diede la ricetta una suora tedesca». Semplici ricordi di vita quotidiana di Guzmán Carriquiry Lecour, 81 anni, avvocato e alto funzionario uruguaiano, per 48 anni in servizio presso la Santa Sede, attraversando ben cinque pontificati, da Paolo VI a Francesco. Questa sua particolare e intensa esperienza nella Curia romana («Un grande dono»), tra aneddoti, incontri e riflessioni profonde sulla dottrina e la vita della Chiesa, l’ha riversata nel libro: Il testimone. Mezzo secolo di un laico nelle stanze vaticane (Cantagalli).






