Mi sono sempre chiesto come vengano prese certe decisioni politiche. E il Trentino Alto Adige ultimamente non smette di sorprendermi: dopo il discusso decreto della provincia di Trento per l’uccisione di lupi “a caso” nella convinzione di ridurre le predazioni (mentre gli esperti spiegano in modo chiaro che si ottiene il risultato opposto), in questi giorni a tenere banco è la proposta di legge della provincia di Bolzano che vorrebbe imporre, dal 2026, una tassa di soggiorno di 1,50 euro al giorno per ogni cane che accompagna il turista in vacanza in Alto Adige. E poi spunta anche un’imposta annuale per i residenti muniti di quattrozampe: 100 euro ad animale.
Ci sono tasse che nascono per tappare buchi di bilancio. Altre per correggere cattive abitudini. Poi ci sono quelle che sembrano inventate per colpire un’emozione e quella della tassa di soggiorno per cani ne entra a pieno titolo (tra l’altro come spiegato dall’avvocato Perone basata su una scelta incostituzionale).
Se il problema sono le cacche in strada, mi sembra facile: basta mettere una multa molto salata (anche più cara di quanto già previsto) che tutti i proprietari non credo abbiano difficoltà a comprendere: le feci di un cane, oltre a essere un danno per chi ci finisce sopra con la scarpa e al danno per la bellezza delle città italiane (Bolzano compresa), sono un potenziale vettore di malattie per altri quattrozampe. Le cacche devono essere raccolte, senza discussioni. Ma una tassa di soggiorno sembra la versione rivista del “colpirne uno per educarne cento”. Qui se ne colpiscono 100 (ossia tutti) per educare nessuno: se quell’euro e cinquanta al giorno serve per la pulizia, allora perché qualcuno (e sto ironizzando, ovviamente) dovrebbe raccogliere i bisogni del suo quattrozampe?











