«In un mondo o nell’altro in questa storia c’entra Iddu», sussurrano fra i vicoli. E qui, a Vittoria, cuore della provincia di Ragusa balzata alle cronache nazionali per il sequestro lampo di un diciassettenne, “Iddu” è solo una persona: Gianfranco Stracquadaini, il boss che da un anno e mezzo è latitante. «E’ nel suo territorio, ben protetto», dicono a Vittoria. Fra sorrisini e sguardi imbarazzati, che portano dritto a una domanda: un gesto eclatante come un sequestro di persona può avvenire senza il consenso di un latitante così influente?
Verrebbe subito da dire che una latitanza ha bisogno di tanti soldi, per pagare la rete dei favoreggiatori, per mantenere covi e spostamenti. Ma una latitanza importante ha anche bisogno di un territorio tranquillo. E quest’ultima è l’argomentazione che allontana il latitante Stracquadaini dalla storia del sequestro.
Ma questa non è una storia come tutte le altre. E il boss Stracquadaini detto “Faccia d’angelo” è soprannominato anche in un altro modo a Vittoria: il “pazzo”. L’anno scorso, i poliziotti della squadra mobile di Ragusa e della Sisco di Catania lo intercettarono mentre dava disposizioni finalizzate a un piano eclatante, per uccidere alcuni collaboratori di giustizia tornati sul territorio. «Dobbiamo stare vicini — diceva Stracquadaini ai suoi — dobbiamo essere pronti, pum, che non appena arriva il segnale, voom». Così sussurravano mentre facevano appostamenti e pedinamenti: «In questo momento c’è il ferro caldo — proseguiva Stracquadaini — stiamo lì in zona, stiamo in un punto strategico dove possiamo stare, quando dobbiamo entrare dentro Vittoria entriamo da tutt’altra zona rispetto a quella dove siamo. Entriamo, colpiamo e usciamo». Un piano ben preciso: «Gli dobbiamo dare addosso – spiegava ancora il boss – dobbiamo fare scappare tutti… devono scappare loro e gli amici loro che gli hanno dato confidenza. Devono scappare, ormai si è accesa la miccia… la miccia… loro ancora non hanno visto nulla». Gianfranco Stracquadaini, classe 1975, è accusato dalla Dda di Catania di aver partecipato con tre fedelissimi a un blitz contro l’ex collaboratore di giustizia Roberto Di Martino, che solo per alcune fortunate circostanze è rimasto vivo. Ma al momento del fermo, il boss riuscì a dileguarsi.












