MILANO – Quella passata non è stata una buona settimana per le criptovalute: hanno messo insieme una perdita di capitalizzazione intorno ai 300 miliardi di dollari. Correzione salutare o è l’inizio di qualcosa di più serio (e preoccupante, per i detentori)?
Le perdite di Bitcoin, Ether & Co.
La seconda valuta digitale per importanza, Ether, ha accusato il colpo più grave perdendo il 12% nell’ultima ottava e scivolando sotto quota 4mila dollari. Ma anche il Bitcoin si lecca le ferite, con un rosso del 5 per cento. Nel complesso, il mondo cripto è tornato a valere meno di 4mila miliardi di dollari in aggregato, segnala CoinMarketCap.
Dietro il forte movimento c’è una serie di ragioni. “Una volta partite le prime liquidazioni, gli algoritmi e le pressioni di funding hanno innescato un circolo vizioso”, ha spiegato Ben Kurland, ceo della piattaforma di ricerca crypto Dyor, alla Bloomberg. Secondo lui non è un problema di fiducia verso gli asset digitali, ma di scarsa liquidità e di un livellamento di prezzo a eleminare l’eccesso di rischio che si era creato. Sono state chiuse molte posizioni “long” sui future, ovvero scommesse su una ulteriore crescita dei prezzi, e così – in un ambito che resta opaco – i ribassi si sarebbero amplificati. Anche alcuni Etf che investono in Bitcoin hanno registrato importanti deflussi. Ma un ruolo importante lo hanno svolto anche alcuni investitori “istituzionali”, ovvero le cosiddette “tesorerie digitali”.







