Nei giorni scorsi abbiamo assistito a movimenti di segno alterno per le borse, con un crescente nervosismo. A spingere al ribasso i listini sono state le prospettive che vedevano via via più lontano un taglio ai tassi di interesse da parte della Federal Reserve nel prossimo meeting, ma anche i timori di valutazioni elevate, soprattutto per il comparto AI, ossia quello dell’intelligenza artificiale, che nell’ultimo biennio ha corso moltissimo. Di fatto, molte azioni del settore sono quotate con multipli decisamente elevati e l’intero S&P 500 naviga ben sopra le medie storiche, a fronte di aspettative per utili futuri da confermare con numeri reali a bilancio. Uno scenario dove anche un mancato taglio ai tassi di 25 punti base (0,25%) può incidere, in quanto gli utili futuri sono da scontare per tassi più elevati e molte aziende del settore sono pesantemente indebitate.
Non è quindi bastata l’ennesima trimestrale sopra le attese da parte di Nvidia a sorreggere il Nasdaq. Sui mercati abbiamo assistito ad una serie di vendite generalizzate, che si sono però interrotte nella giornata di venerdì (con Dow Jones e S&P 500 in rialzo di oltre un punto percentuale) dopo che il presidente della Fed di New York John Williams ha suggerito che la politica monetaria potrebbe avere margini di manovra per avvicinarsi alla neutralità, riportando le possibilità di un taglio ai tassi di interesse a dicembre intorno al 70%.









