Tutto attorno al numero 30 di South Colonnade, a Canary Wharf, c’è la grande finanza classica: le sedi di Jp Morgan e Credit Suisse, un doppiopetto dopo l’altro, tutti di corsa. Dentro, dall’undicesimo al tredicesimo piano, ora c’è la testa della più grande fintech del Regno Unito, dove un dipendente su tre è un informatico o un analista di dati e i fondatori stringono la mano alla cancelliera dello Scacchiere Rachel Reeves in maglietta e sneakers. Revolut inaugura qui, nel cuore della Londra della grande finanza, il suo nuovo quartier generale globale: il futuro è oggi. Se la finanza vive anche di icone, l’enorme scritta “Revolut” che si riflette sui grattacieli di Reuters Plaza è l’immagine che suggella l’ingresso nell’Olimpo. «Saremo il più grande fornitore di servizi finanziari al mondo» dice con tutta la calma del mondo Nicolas Storonsky, ceo e fondatore. I 65 milioni di clienti diventeranno cento entro due anni, da qui al 2030 saranno investiti 13 miliardi di dollari e si sbarcherà in trenta nuovi Paesi. Nel Regno Unito la leadership è realtà sotto la guida della ceo Francesca Carlesi e i quattro milioni di utenti italiani ne fanno già la quinta banca del Paese. Anche le sponsorizzazioni raccontano un mondo nuovo: il Como nel calcio, Audi nella Formula Uno. Tutti outsider con poca storia, molte idee e una narrazione che parla solo di domani. Perché, dice Antoine Le Nel che di Revolut è il responsabile crescita e marketing, «non vogliamo avere benchmark di riferimento, ma esserlo».
La scalata di Revolut all’Olimpo della finanza, Yatsenko: “Saremo il più grande operatore globale”
Il co-fondatore della fintech: «La nostra forza? I servizi cambiano continuamente seguendo le esigenze dei clienti»






