Può darsi che, come sostengono il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov e i media ormai scopertamente putiniani dell’intera Europa, le incursioni di droni nei cieli del nostro continente siano frutto di un’allucinazione collettiva. Che, come affermano con una qualche spavalda sicumera Lavrov e i giornali di cui si è detto, l’Ucraina abbia messo a punto un sistema grazie al quale riesce a deviare al di là dei propri confini droni ad essa destinati. E che Zelensky prepari falsi attacchi sotto bandiera russa contro Paesi Nato per provocarne la reazione e scatenare una guerra continentale.

Può anche essere che a soffiare sul fuoco dell’allarme siano tre commissari europei — Valdis Dombrovskis (Economia), Andris Kubilius (Difesa) e Kaja Kallas (Esteri) — provenienti da Lettonia, Lituania ed Estonia, gli Stati baltici che per decenni hanno avuto l’opportunità di assaporare cosa significhi far parte di un sistema che ha l’epicentro a Mosca e adesso sono i più esposti ad eventuali incursioni da Est. E può darsi anche — sono sempre parole di Lavrov echeggiate dai media più disponibili nei suoi confronti — che la Germania si riarmi in preda ad un delirio di «nazificazione» (curioso, tornano le accuse mosse tre anni e mezzo fa nei confronti di Kiev). Travolta dal quale Berlino si porrebbe «lo stesso obiettivo di Hitler, sconfiggere la Russia». Si potrebbero fare diverse osservazioni a un tal genere di ricostruzione storica, ma non è questa la sede.