La guerra in Ucraina sta suonando la sveglia per le nazioni d’Europa, che temono la minaccia potenziale costituita dagli sciami di droni, sempre più numerosi, sfoderati dalla Russia, oltre che di altri sistemi come i missili da crociera, che spesso viaggiano a bassa quota, e quelli ipersonici. L'urgenza è tanto più sentita quanto più l'esperienza ucraina ha dimostrato che le difese aeree possono essere soverchiate da un gran numero di ordigni a basso costo, se la produzione delle munizioni antiaeree è insufficiente. Perciò, come segnalato dal Financial Times, molti grandi investitori di venture capital, tra cui Lakestar, Lux Capital, Accel e Spark Capital, si stanno muovendo per finanziare aziende europee che propongono in particolare piccoli droni da intercettazione in grado di abbattere altri droni o perfino missili da crociera e che soprattutto siano economici e fabbricabili in massa.

S'è parlato di un corrispettivo europeo, tuttora in gestazione, dell’Iron Dome israeliano, anche se il paragone non è corretto dato che i sistemi ebraici si affidano a missili e laser, anziché a droni. Ma il segmento della difesa a bassa quota da questi ordigni potrebbe essere in pochi anni presidiato. Fra gli esempi, almeno tre spiccano. In Svezia la Nordic Air Defence ha raccolto 4,4 milioni di dollari per sostenere la fase iniziale di sviluppo del suo drone intercettore Kreuger 100, molto piccolo e compatto, a propulsione elettrica e in grado di essere lanciato da un singolo soldato, tramite una sorta di lanciagranate. Appena sparato, apre le pale pieghevoli dell’elica nella coda e arriva a toccare 270 km/h, abbastanza per raggiungere i droni russo-iraniani Shahed. In Germania, invece, la ditta Tytan Technologies ha raccolto finora 15 milioni di euro per aumentare la produzione del suo Tytan Interceptor, di cui alcuni esemplari sono già stati usati in Ucraina per abbattere i droni russi.