A Roma, in via Panama, è scoppiata una rivoluzione. Non di quelle urlate, con megafoni e slogan, né di quelle rabbiose, con insulti e vernice spray. No, qui siamo di fronte a una protesta gentile, un’insurrezione morbida, scritta a gessetti colorati sulla ciclabile che ha mandato in subbuglio mezza città.
Diecimila firme in un baleno, raccolte per chiedere al Comune di ripensarci, di restituire i parcheggi, di ridare fiato a una strada che, da tre corsie, è stata strozzata a una. Ma non è questo il punto. Non è la solita crociata contro la lotta all’auto, che ormai è il mantra di ogni amministrazione illuminata: via le macchine, largo alle bici, triplicare i marciapiedi, e pazienza se poi le ciclabili restano deserte come set di un film post-apocalittico.
Il punto, la notizia vera, è la forma. È il garbo. È la delicatezza di una città che, quando vuole, sa parlare piano. I residenti di via Panama, invece di tirar fuori il repertorio romanesco – che pure, diciamolo, è un patrimonio di improperi creativi e coloriti – hanno preso in mano i gessetti. Sì, proprio quelli da lavagna, da bambini.
E hanno scritto. Messaggi di aiuto, suggerimenti al Comune, richiami al codice della strada. Non un insulto, non una parolaccia, non una sillaba fuori posto. Hanno scritto con cura, come si fa una lettera a un amico lontano, sapendo che alla prima pioggia tutto si scioglierà, senza lasciare traccia. Una protesta usa-e-getta, biodegradabile, quasi poetica. A Roma, dove il “vaffa” è un intercalare e il clacson una forma di comunicazione non verbale, questa pacatezza è un unicum. È come se i cittadini avessero deciso di fare opposizione con un inchino, invece che con un pugno. E il paradosso è che questa gentilezza disarma più di un corteo inferocito. Perché non è solo una questione di forma: è sostanza. È la dimostrazione che si può dissentire senza sbraitare, che si può reclamare il proprio spazio senza calpestare quello altrui. Eppure, in questa storia, c’è un retrogusto amaro. Perché la protesta gentile di via Panama non è solo contro una ciclabile mal pensata o una carreggiata strangolata.








