di
Piero Rossano
La storia del sacerdote del Parco Verde che denunciò le morti nella Terra dei fuochi, vittima oggi di un nuovo messaggio intimidatorio: 70 anni, studi di Teologia, l'amicizia con i capi di governo. «Ma Renzi e Conte non hanno fatto quanto realizzato da Meloni»
«Il prete della Terra dei fuochi», in ossequio alle sue interminabili battaglie a difesa di un territorio martirizzato dai reati ambientali. O, anche, «il parroco anti-clan”, per il fatto di essersi esposto spesso, con coraggio, contro il malaffare e nei confronti delle famiglie che per lungo tempo hanno gestito le piazze di spaccio di Caivano, le più dure da sradicare nel territorio del Napoletano. Fino a prima del pugno di ferro deciso dal governo Meloni nei confronti delle organizzazioni criminali del popoloso centro al confine tra le province di Napoli e Caserta, se ne contavano addirittura 13: una più agguerrita e fiorente dell’altra, con rapporti e relazioni con i più noti cartelli della droga sudamericani ed europei. Di don Maurizio Patriciello, parroco della chiesa di San Paolo Apostolo, nel cuore del Parco Verde, si conoscono oggi almeno una mezza dozzina di definizioni. Quella alla quale lui è più legato, fornita da egli stesso in una intervista di qualche anno fa, resta la seguente: «Sono solo un povero prete di periferia. Non ho mai toccato una pistola. Le mie armi sono il Vangelo e la preghiera».












