È la zona più suggestiva di Torino, con monumenti storici – la chiesa della Gran Madre, la basilica di Superga – a fare da sfondo a passeggiate sul fiume ed eleganti locali notturni. Ma è anche un territorio a caccia di normalità, ai cui residenti mancano alcuni dei servizi ritenuti essenziali, come un’anagrafe e una Casa del quartiere. Ruota attorno a questa ambivalenza il racconto della collina, emerso nelle interviste a residenti e commercianti rilasciate nell’ambito del progetto «Voci di Quartiere». Da Borgo Po su fino a Cavoretto, da Madonna del Pilone fino alla zona di Sassi, sono circa ventimila i torinesi che abitano al di là del Po. Fernando Cobelo, illustratore venezuelano di 37 anni, da quindici a Torino, partendo dalle loro suggestioni ha realizzato una mappa colorata, in cui predomina una tonalità: «Dagli incontri è emersa una forte identità naturalistica – spiega – Il senso di appartenenza dei residenti è legato al fiume e, soprattutto, al verde».
La collina le sue aree contese Verde vuol dire aree boschive, che in collina si estendono per 340 ettari. Ma anche parchi, fiore all’occhiello per gli amanti delle escursioni ma anche teatro di scontro. Sulla collina di Superga l’illustratore ha disegnato la sagome di un individuo impegnato in una camminata all’aria aperta. Accanto al polmone dei Meisino, il cui progetto per la realizzazione di una cittadella sportiva è contestato dai comitati di zona, ha rappresentato un gruppetto di individui impegnati in un sit-in di protesta. Il Po orgoglio e risorsa Spostandosi verso il Po emerge l’orgoglio dei residenti per quell’affaccio naturalistico. «Le attività sul fiume sono una grande risorsa», si legge, accanto a due uomini impegnati a pagaiare. «Passeggiare lungo il fiume ci piace molto» e l’immagine di una famiglia che cammina circondata da alberi.






