Per i risultati delle analisi più attese, quelle della traccia di materiale genetico sulle unghie di Chiara Poggi, bisognerà attendere altri settanta giorni. Da qui è stata riaperta l'inchiesta con Andrea Sempio indagato e da quanto è trapelato nell'udienza preliminare di due giorni fa davanti al gip di Pavia Daniela Garlaschelli potrebbe non essere dirimente. Un «aplotipo parziale non consolidato misto», lo ha definito la perita Denise Albani. Per l'esperto incaricato dai pm, Carlo Previderè, è «compatibile» con il dna di Andrea Sempio, sarà l'incidente probatorio a stabilire se davvero è così. Ma tra consulenze e sviluppi investigativi sono svariati gli elementi contrastanti rispetto all'ipotesi della Procura che collocherebbe Sempio sulla scena del delitto la mattina del 13 agosto 2007. LA DINAMICA

Il 16 settembre il comandante del Ris di Cagliari, Andrea Berti, ha consegnato ai magistrati la Bloodstain Pattern Analysis, studio che ricostruisce l'omicidio di Chiara Poggi in base ai dati raccolti nell'ispezione effettuata con droni e telecamere 3D lo scorso 9 giugno nella villetta di Garlasco. Dall'analisi emergerebbe una dinamica «profondamente diversa» rispetto a quella della prima inchiesta che ha portato alla condanna di Alberto Stasi a sedici anni di carcere. La consulenza è coperta da segreto istruttorio, ma a quanto filtra a cambiare potrebbero essere la tempistiche dell'omicidio, l'ora in cui è stato commesso e la durata. Tuttavia escluderebbe la presenza di più persone sulla scena del crimine, mentre Sempio è indagato «in concorso con Stasi o con altri». Elemento cruciale è anche la traccia 33, impronta palmare repertata diciotto anni fa sul muro che costeggia le scale che portano alla cantina, poco distante dal punto in cui è stata trovata riversa Chiara Poggi. All'epoca vennero fatti accertamenti, ma l'orma non è stata ritenuta utile alle indagini. Oggi la consulenza dattiloscopica disposta dalla Procura, grazie a tecniche all'avanguardia, attribuisce quella palmare a Sempio poiché coincidente per 15 minuzie. L'indagato tuttavia frequentava la villetta e potrebbe essersi appoggiato al muro scendendo nella tavernetta con l'amico Marco, mentre gli approfondimenti svolti dal consulente della difesa Stasi, Pasquale Linarello, indicano un altro scenario: si tratterebbe di una traccia di sangue, dal momento che avrebbe reagito alla ninidrina. IL PIZZINO A carico del giovane ci sono poi le tre telefonate a casa Poggi, tra il 7 e l'8 agosto, quando Chiara è sola nella villetta e la famiglia in vacanza. Chiamate di pochi secondi, motivate dall'allora diciottenne con il fatto di non ricordare quando sarebbe tornato l'amico dalla montagna. E c'è lo scontrino del parcheggio di Vigevano che nel 2008 fornisce ai carabinieri come alibi per la mattina dell'omicidio. Adesso spunta «l'ipotizzata corresponsione» di denaro da parte della famiglia Sempio all'ex procuratore aggiunto Mario Venditti. Venerdì i genitori dell'indagato sono stati ascoltati dagli inquirenti per sette ore, a cominciare da quel biglietto che dimostrerebbe la consegna dei soldi. «A dire il vero non me lo ricordavo - ha spiegato il padre Giuseppe - poi mi è stato detto che forse erano soldi per le marche da bollo o forse soldi da dare agli avvocati per prelevare dei documenti». Per il legale Massimo Lovati è tutto tranne che una prova. «Quel pizzino fa ridere i polli - sostiene - Non ha alcuna rilevanza, quel denaro in prestito non c'entra con la corruzione ma serviva per pagare le spese legali, hanno spiegato. Eravamo tre avvocati, più il genetista, probabilmente si sono fatti aiutare. Il problema è che qui c'è una caccia alle streghe. Figuriamoci se un procuratore si fa corrompere per quella cifra e per una causa vinta in partenza». Piuttosto, consiglia Lovati, «verifichiamo se quei provvedimenti di richiesta e di archiviazione sono corretti. Questa è la ricerca della verità, oppure è tutto capzioso». Andrea Sempio come ha reagito alla nuova perquisizione? «Lui sembra sempre tranquillo. Ha un carattere forte, non so come farà a reggere».