di
Elisabetta Andreis
Sedici anni, liceo scientifico in zona San Siro, nove in matematica, promessa del calcio e un malessere sordo nonostante le aspettative di tutti: la bocciatura e la caduta nella dipendenza, la prigione invisibile degli adolescenti
Non era la favola che tutti credevano, quella di Edoardo (uno dei 150 mila ragazzi curati l'anno scorso in Lombardia per disturbi neuropsichiatrici e neurologici). Sedici anni, liceo scientifico in zona San Siro, nove in matematica, dribbling che spaccava le partite, amici e fidanzata accanto. La famiglia orgogliosa, gli amici intorno, le aspettative di tutti che crescevano come un coro. Da fuori, il ragazzo perfetto. Dentro, un rumore sordo. Sedici anni, e la sensazione crescente che quella perfezione fosse una maschera troppo stretta.
All’inizio erano soltanto malesseri vaghi: un nodo allo stomaco, la sensazione di non riuscire a reggere lo sguardo degli altri. Poi i primi attacchi di panico, violenti e inspiegabili. Il cuore che correva senza motivo, la testa che scoppiava, il terrore di crollare davanti a tutti. «Ho paura di morire, mi ha detto una volta, ma era come se avesse voluto avvertirmi che voleva smettere di vivere», ricorda la mamma.







