L’immagine di un cane in sovrappeso può sembrare buffa. Ma dietro a quella “tenerezza” si nasconde un problema serio. L’obesità animale è ormai riconosciuta come una vera e propria emergenza veterinaria. Secondo gli ultimi dati diffusi nel 2024 da Uk Pet Food, circa il 50% dei cani è sovrappeso, una percentuale che sale ancora in alcuni Paesi. In Italia, le stime parlano di quasi un cane obeso su due. E le conseguenze sono gravi: dal rischio di diabete e problemi cardiaci, fino ad artrite, malattie respiratorie e riduzione dell’aspettativa di vita.

Il parallelo con gli esseri umani

Non sorprende che, come spesso accade, i trend della medicina umana trovino presto una sponda anche nel mondo animale. Dopo il boom di farmaci anti diabete come Ozempic e Wegovy, usati dagli esseri umani per dimagrire imitando l’azione dell’ormone Glp-1, alcune aziende biotecnologiche hanno deciso di sperimentare soluzioni analoghe per cani e gatti. Una di queste, Okava, ha annunciato l’avvio di trial clinici su un impianto chiamato Okv-119, pensato per rilasciare un principio attivo capace di ridurre l’appetito degli animali per diversi mesi consecutivi. L’obiettivo? Portarlo sul mercato entro il 2028.

Come funzionerebbero gli impianti