Gli animali da compagnia sono ormai una presenza strutturale nelle case italiane: non solo aumentano di numero, ma cambiano anche il loro ruolo sociale, sempre più vicino a quello di un membro della famiglia. Questo si traduce in maggiore attenzione, più visite veterinarie e una crescente sensibilità verso il loro benessere. Eppure, dietro questa evoluzione, resta una fragilità: la prevenzione sanitaria non è ancora una pratica consolidata. Esiste, ma è spesso episodica, non inserita in un percorso continuativo. Il risultato è un sistema di cura che interviene, ma non sempre protegge davvero.

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Il cuore del problema: meno del 50% è vaccinato

Il dato più allarmante riguarda proprio le vaccinazioni: meno della metà di cani e gatti è correttamente coperta. Un livello ben lontano dal 70% indicato dalle linee guida internazionali come soglia minima per garantire una protezione efficace.

Questo significa che milioni di animali vivono esposti a malattie prevenibili, in un contesto in cui basterebbero protocolli vaccinali adeguati per ridurre drasticamente i rischi. Non si tratta solo di una scelta individuale, ma di un equilibrio collettivo: più bassa è la copertura, maggiore è la circolazione degli agenti patogeni. Non a caso, il 25 aprile si celebra la Giornata della prevenzione veterinaria, un’iniziativa che negli anni ha assunto un valore sempre più concreto: non tanto una ricorrenza simbolica, quanto un richiamo alla necessità di trasformare la prevenzione in pratica quotidiana. Campagne informative, ambulatori aperti e attività di sensibilizzazione mettono al centro un punto preciso: visite regolari, vaccinazioni e controlli periodici restano ancora troppo poco diffusi rispetto ai bisogni reali della popolazione animale.