Negli ultimi decenni il rapporto tra italiani e animali domestici si è trasformato profondamente, passando da una relazione funzionale a un legame affettivo stabile. Il dossier “La convivenza con cani e gatti: il valore sociale ed economico”, pubblicato dalla Lav (Lega AntiVivisezione), fotografa questo cambiamento e ne analizza gli effetti economici e sociali. Ne emerge il quadro di una presenza sempre più centrale degli animali nelle famiglie, con ricadute significative su consumi, politiche pubbliche e benessere collettivo.

Un cambiamento culturale profondo

Il rapporto tra esseri umani e animali familiari ha subito una trasformazione strutturale. Come evidenzia il dossier, “negli ultimi decenni è cambiato il modo in cui le persone si rapportano agli animali familiari”, fino a costruire “una interazione di tipo affettivo, nella quale i cani e i gatti sono percepiti come membri del nucleo familiare” .

Non si tratta solo di una percezione simbolica. Questo cambiamento ha effetti concreti: maggiore attenzione alla cura, disponibilità crescente alla spesa e nascita di un vero e proprio sistema economico dedicato, la cosiddetta “pet economy”.

La diffusione degli animali domestici è ormai ampia e trasversale. Secondo il rapporto, il 44% dei cittadini europei ha un contatto abituale con un animale, quota che in Italia si attesta al 42% . La presenza di cani e gatti attraversa tutte le fasce sociali, pur con alcune differenze: è leggermente meno diffusa tra gli anziani e più frequente tra i nuclei a reddito più basso.