I Roses è un film che fa ridere chi somiglia ai personaggi o conosce quelli come loro. Non dovrebbe ridere, perché è una pietra tombale. Una lapide lucida e curata e con fiori – di design minimalista della Northern California, attento ai materiali naturali e locali – della coppia borghese ganza, acculturata e un po’ progressista. Quella che per decenni, dagli anni Sessanta in poi, è stata culturalmente egemone tra i coetanei occidentali e oltre, nelle serie e prima nei film. Che per anni hanno incassato più delle romcom tra giovani perché boomers e gen X hanno più soldi, e si vogliono identificare. Ed è difficile identificarsi in Olivia Colman e Beneditch Cumberbatch, e non solo perché lei è sublime ma ha molti anni più del personaggio, e lui è bravissimo ma ha l’aria da pesce. Ci si ritrovava di più nella ferocia anni Ottanta di Kathleen Turner e Michael Douglas nella Guerra dei Roses, di cui The Roses è un quasi remake. I nuovi Rose non sono avidi, vogliono realizzarsi creativamente, non sono milionari ma guadagnano bene e spendono con buonissimo gusto: nel film c’è della meravigliosa pornografia abitativa, case, panorami, tavoli da un unico tronco che nessuno si può più permettere. Tranne i milionari, si diceva. L’intelligenza artificiale e i cambi di regime stanno rendendo inutile il ceto medio-alto; e molesti tutti quelli che negli anni Novanta si chiamavano Bobos, borghesi bohémien, e votavano Clinton e Obama e pure D’Alema ma non gli è andata bene. Così, se si è mezzi bobo o se ne frequentano molti, vedendo I Roses si passano in rassegna inclinazioni e consumi che sono alla fine. I mobili ecocompatibili stralusso e il volersi esprimere sul lavoro; la mentalità progressista coinquilina di frustrazioni maschili e sensi di colpa femminili, e il senso dell’umorismo che ora molti vogliono abolire. Ci sono poi notazioni precise di storia socio-economica: per dire, il passaggio dalle professioni creative ai lavori creativi nei servizi, l’architetto non riesce più a conquistare benessere e prestigio, ci riesce la moglie chef (il film è piacevolissimo e non del tutto riuscito, ma tutto il genere, la romcom borghese e la commedia nera divorzista, ci mancheranno anzi già ci mancano; dove c’era Meryl Streep o Diane Keaton ora ci sono influencer di TikTok che rivelano il sesso dei nascituri tra laser e palloncini, e si diventa scemi con loro, prima o poi).