Ho visto a Livorno, giorni fa, il porto presidiato anche di notte da migliaia di manifestanti — lavoratori, cittadini, studenti, attivisti — intenzionati a impedire l’attracco e la partenza di navi con forniture per Israele. Presidio permanente, hanno annunciato. Non ce ne andremo.

Chissà se saranno ancora lì sabato prossimo, 4 ottobre, quando arriverà in città il generale Roberto Vannacci, leader in pectore della Lega nonché antica conoscenza per i livornesi. Nessuno dimentica i suoi anni a capo della Folgore, i parà che — come ha ricordato qui Matteo Pucciarelli — «portano il basco amaranto come segno di riconciliazione dopo i famosi scontri del 1960 tra popolazione e militari, considerati allora provocatori neofascisti».

Lo spirito libertario dei labronici non è mai andato troppo d’accordo con le parate militari. Vannacci arriva a capitanare il Remigration summit: remigration è un termine coniato dal neofascista austriaco Martin Sellner, non indica la semplice espulsione degli immigrati irregolari ma la deportazione di chi «non risulti integrato», compresi cittadini di seconda e terza generazione. In Italia il principale fautore della Remigration è Andrea Ballarati di Azione identitaria, presente la settimana scorsa a Pontida al raduno giovanile.