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Al porto di Genova ci sono 10 container con 300 tonnellate di pacchi alimentari per la popolazione di Gaza. La ong Music for Peace, che alla fine di agosto le ha raccolte insieme al Collettivo autonomo lavoratori portuali (CALP), da tre settimane sta trattando attraverso il ministero degli Esteri italiano per farli arrivare con un corridoio umanitario via terra. Per il momento, però, i container rimarranno al porto, e non si sa per quanto tempo.
Gli attivisti di Music for Peace hanno detto di aver rifiutato la richiesta di consegnare i pacchi alla Jordan Hashemite Charity Organization (JHCO), che li avrebbe portati a Gaza, e di togliere tutti gli alimenti con zuccheri e amidi, vale a dire quelli più energetici come biscotti, marmellate e miele, perché così impongono le condizioni di Israele per il cibo che può entrare nella Striscia. La richiesta era della stessa JHCO, che è un’organizzazione giordana, e del ministero degli Esteri italiano. Il portavoce della ong Stefano Rebora in una conferenza stampa ha spiegato che la JHCO gli ha chiesto anche di pagare lo smaltimento degli alimenti tolti dai pacchi e le spese del trasporto: circa 1.800 euro per ogni camion dove saranno caricati i pacchi.








