di
Valerio M. Visintin
Non abbiamo le piole come a Torino, non abbiamo le trattorie veraci come a Roma. Ma il bello della nostra città è che riesce a sorprenderci, rivelando eccezioni per ogni regola. Un gruzzolo di ristoranti schiettamente popolari
È possibile cenare fuori a Milano e spendere poco? La risposta è negativa, se si guarda alla anagrafe complessiva della ristorazione milanese, attestata su prezzi da capogiro. A meno che non si scelgano pizzerie (ma nemmeno tutte), ristoranti cinesi (ma solo alcuni, ormai) e roba da street food per pasti ultrarapidi.
Non abbiamo le piole come a Torino, non abbiamo le trattorie veraci come a Roma. Ma il bello della nostra città è che riesce a sorprenderci, rivelando eccezioni per ogni regola. Non è facile trovarle. Noi vi alleggeriamo il compito, scremando un gruzzolo di ristoranti schiettamente popolari, dove il conto non si aggrappa al portafogli come un dolore reumatico. Li citiamo in ordine sparso. Cominciamo dal Brutto Anatroccolo di via Torricelli 3. Ritrovo affollato e ribelle negli anni Settanta/Ottanta, si è trasformato in una trattoria bonaria e amichevole. Tovaglie a scacchi, pareti colorate e un menu di buon comando. Per un paio di piatti casalinghi (spaghetti, polpette…) ci chiedono 15/20 euro. A Città Studi (via Pascoli 15), si affacciano invece le luci di Crono, regno della sciura Giulia. Lo spartito è più o meno lo stesso ritornello vintage. Ma c’è un grammo di accuratezza in più nella confezione dei piatti: tagliatelle con zafferano, risotti, cotoletta in formato gigante. Per un primo e un secondo bastano 25 euro (bere a parte). Conto simile alla Cascina California di Niguarda (via Luigi Ornato 122): è una bottega centenaria, rilevata qualche annetto fa da Massimo, uomo bonariamente ruvido. Fanno la pizza, ma lasciatela stare. Concentratevi su primi e secondi, predisponendovi all’assaggio con indulgenza.







