di

Alessandro Fulloni

Il killer nega che ci sia stato un approccio sessuale. La sua ammissione: «Potevo andare via, ho fatto la scelta sbagliata»

Frasi sconnesse, forse frutto del mix di alcol e cocaina. «Qualcuno vuole uccidere i miei familiari!». Subito dopo un urlo: «Satana! Satana!». A questo punto, secondo la versione che Emanuele Ragnedda ha fornito ieri al gip durante l’udienza di convalida del suo arresto, Cinzia Pinna — la donna che ha ammesso di avere ucciso, sparandole — ha impugnato un coltello, forse con l’intenzione di colpirlo. Erano assieme nel soggiorno di casa dell’uomo; intorno tante bottiglie di vino aperte e strisce di polvere bianca. Incalzato dalle domande del procuratore di Tempio Pausania Gregorio Capasso e della pm Noemi Mancini, Ragnedda, 41 anni, rampollo di una dinasty di imprenditori che operano dalle costruzioni alla produzione di Vermentino pregiatissimo, ha ammesso: «Potevo andare via, ho fatto la scelta sbagliata, la più sbagliata, quella che non avrei mai voluto fare, la peggiore».

Alcol e cocainaSeduto accanto all’avvocato che lo assiste, Luca Montella, Ragnedda ha proseguito: «Mi dispiace per lei, mi dispiace per i suoi familiari e per i miei, per la delusione che ho dato. Chi ci ha rimesso di più è quella ragazza». Ovvero Cinzia, la 33enne di Castelsardo scomparsa da Palau la notte tra l’11 e il 12 settembre e ritrovata, morta, 14 giorni dopo. Ieri sera, uscendo dalla Procura, Capasso ha parlato di «interrogatorio complesso» ma Ragnedda, il cui arresto per omicidio e occultamento di cadavere è stato confermato, «ha aggiunto qualcosina».