Non si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha deciso di continuare a parlare con gli inquirenti raccontando la sua verità. Emanuele Ragnedda, l'imprenditore vitivinicolo di Arzachena, reo confesso dell'omicidio e dell'occultamento di Cinzia Pinna, la giovane donna di 33 anni di Castelsardo scomparsa da Palau la notte tra l'11 e il 12 settembre scorso, si è presentato nel pomeriggio davanti alla gip del tribunale di Tempio Pausania, Marcella Pinna, assistito dal suo avvocato Luca Montella, rilasciando per circa due ore dichiarazioni spontanee, ma ha anche risposto a tutte le domande del procuratore Gregorio Capasso e della pm Noemi Nencini.

L'interrogatorio di Ragnedda "è stato complesso e dettagliato - ha detto Capasso ai giornalisti - ha aggiunto qualcosa, poi sono state fatte anche domande". La giudice ha confermato il suo fermo e firmato un'ordinanza di custodia cautelare nel carcere di Nuchis, dove l'imprenditore è richiuso da giovedì. "Oggi - ha spiegato il difensore - il mio assistito si è messo a disposizione per l'ennesima volta e ha dichiarato di essere a disposizione anche in futuro per ulteriori chiarimenti. Ho l'impressione che allo stato delle cose non abbiamo nascosto nulla, ha fatto uno sforzo psicofisico per cercare di attingere a situazioni che molto spesso l'organismo umano è portato a cancellare. Ha chiarito la posizione sua e ha chiarito che l'altro soggetto non è responsabile dell'omicidio della ragazza". "Sempre in ogni sua deposizione - ha precisato l'avvocato Montella - ha avuto un pensiero per la vittima. Dice che chi ci ha rimesso di più in questa vicenda è lei. Dice poi: 'è una scelta che non avrei mai voluto fare ma è la scelta peggiore che ho fatto. Mi dispiace per lei, mi dispiace per i familiari e mi dispiace per i miei familiari, per la delusione'".