Privacy addio: negli Stati Uniti si registrano le telefonate e si svendono per allenare le intelligenze artificiali. Ma quali? E i dati che fine fanno?
Mentre l'Unione europea cerca di tutelare la privacy attraverso rigide normative, Oltreoceano c’è chi guadagna vendendo le proprie telefonate registrate. In questi ultimi giorni l’app Neon Mobile, che consente questo particolare forma di guadagno agli utenti, è balzata al secondo posto nella sezione Social Networking dell’App Store di Apple. Salvo poi essere ritirata per una falla di sicurezza.
Per un pugno di dollari Chi scaricava l’app poteva guadagnare 30 centesimi di dollaro al minuto effettuando chiamate ad altri utenti iscritti a Neon, oppure un massimo di 30 dollari al giorno per le chiamate ad altre persone all’esterno del network. Un sistema che ha ingolosito tanti utenti, stando ai dati reperiti da TechCrunch. Se l’applicazione in questione si è posizionata solo al 476°posto lo scorso 18 settembre, in poco più di una settimana ha raggiunto il decimo posto in classifica prima e, infine, ha guadagnato una "medaglia d'argento" nelle ultime ore.
Come funziona NeonNeon registra le telefonate in entrata e in uscita. Nel caso in cui entrambe le persone da un lato e dall'altro della cornetta siano iscritti al programma, allora verranno registrate le voci di tutti e due. Diversamente, sarà salvata la voce solo di chi fa parte del servizio. Le telefonate così finiscono per essere un bene che viene scambiato, appunto, in cambio di soldi. Secondo quanto è descritto nel sito web, i dati forniti dagli utenti vengono poi venduti alle società di intelligenza artificiale «allo scopo di sviluppare, addestrare, testare e migliorare modelli di apprendimento automatico, strumenti e sistemi di intelligenza artificiale e tecnologie correlate». Una volta vendute e telefonate, quindi, si perde ogni diritto o controllo sui propri dati. Insomma, dai gossip con gli amici alle telefonate sensibili su, per esempio, questioni finanziarie o di salute diventano dominio non solo di Neon, ma anche delle aziende che ci mettono le mani di sopra per addestrare un'intelligenza artificiale.Neon non fornisce dettagli circa le modalità di utilizzo o vendita di quanto raccolto. Le aziende che acquistano le conversazioni potrebbero potenzialmente clonare il timbro vocale degli utenti per rivendere le "voci artificiali", ad esempio. Oppure utilizzata per truffe o altro genere di frode. Il sito web della compagnia recita: «Sono i tuoi dati ed è ora che tu venga pagato per usarli». Oltre il danno, la beffa. È stata proprio la testata TechCrunch a scoprire e denunciare una grave falla di sicurezza. Potenzialmente tutti gli utenti — o almeno chiunque abbia una minima conoscenza nella programmazione — poteva accedere ai dati di tutti gli iscritti a Neon: i numeri di telefono di chi chiamava e chi invece veniva chiamato, alle registrazioni delle telefonate e le trascrizioni, ma anche quanto avevano guadagnato da ogni comunicazione. Il pericoloso bug di sistema è stato segnalato ad Alex Kiam, proprietario di Neon, che ha subito "spento" l'app. Senza, tuttavia, notificare agli utenti la ragione dietro la scelta.







