Lumo di Proton, un assistente AI progettato per garantire privacy e sicurezza dei dati, promette grandi cose. Negli ultimi tempi, sono cresciute le voci – e le iniziative di origine aziendale, come EuroStack – che chiedono alle nazioni europee di svincolarsi dalle big tech statunitensi. Le ragioni non sono difficili da intuire: i colossi digitali della Silicon Valley non sono soltanto sempre più ostili alle regolamentazioni europee in favore della privacy, ma nell’epoca di Donald Trump sono anche soggette a richieste politiche dal sapore autoritario (ne sa qualcosa il procuratore della Corte Penale Internazionale Karim Khan, il cui account email di Microsoft è stato sospeso in seguito a un ordine esecutivo della Casa Bianca).Il tema della sovranità digitale europea sta quindi diventando sempre più importante, soprattutto se si considerano le potenzialità in termini di sorveglianza dei large language model e degli altri strumenti di intelligenza artificiale generativa, a cui affidiamo moltissime informazioni sensibili, con cui instauriamo un dialogo quotidiano e all’interno dei quali vengono spesso caricati documenti di ogni tipo.Ma se le alternative europee ai servizi classici (email, cloud, provider) sono già abbastanza note, nel campo dell’intelligenza artificiale le cose sono più complicate. Anche i campioni europei del settore, come la francese Mistral AI o la tedesca Aleph Alpha, non garantiscono una totale riservatezza, sia perché non proteggono i dati by design, sia perché per il loro funzionamento possono appoggiarsi a infrastrutture cloud statunitensi.Eppure la questione della privacy non è rilevante solo per attivisti, giornalisti o pubbliche amministrazioni, ma anche per i professionisti che vogliono sfruttare le potenzialità degli LLM per lavorare su documenti riservati, senza il rischio che questi diventino parte del dataset impiegato per addestrare l’intelligenza artificiale.Che cos’è Lumo, il chatbot di ProtonTra le realtà che offrono alternative europee e “privacy-first” ai colossi statunitensi c’è Proton: società svizzera controllata da una fondazione no-profit, già nota per il suo client email e per la VPN, e che a luglio ha lanciato Lumo, un chatbot pensato – come si legge nella presentazione ufficiale – “per mettere al primo posto le persone e la privacy”, in contrapposizione alle big tech che “trasformano le persone in prodotti e usano l’AI per accelerare il modello di business del capitalismo della sorveglianza”.Lumo può essere utilizzato anche senza registrare un account, tutte le conversazioni vengono crittografate con il sistema “zero-access” (che impedisce anche all’azienda di leggerle) e – a differenza di quasi tutti i concorrenti – non sfrutta i dati degli utenti per addestrare i modelli. In altre parole, ciò che l’utente scrive resta confinato ai server europei di Proton, senza mai essere inoltrato a terze parti. Tutto il servizio si basa infatti su modelli open source eseguiti direttamente nei data center europei di Proton, in maniera quindi autonoma da infrastrutture statunitensi soggette al Cloud Act (la legge che permette alle autorità USA di acquisire dati dai suoi operatori di servizi cloud).Quali sono i vantaggi concreti? Per esempio, un utente di Reddit ha raccontato che Gemini (il large language model di Google) lo ha avvisato dei potenziali rischi legati alla loro conversazione, perché riguardava un brevetto riservato. Un problema di questo tipo – stando alle affermazioni della società – non potrebbe nemmeno verificarsi usando Lumo, perché nessuno può accedere al materiale che viene caricato al suo interno.Questo vale sia per la versione a pagamento (13 euro al mese oppure 120 euro all’anno), che per quella free, che garantisce la stessa protezione ed è invece limitata sotto altri aspetti (numero di conversazioni quotidiane possibili, caricamenti di file solo di piccole dimensioni e altro).Come funziona LumoLumo si basa su modelli linguistici come Nemo e Small 3 di Mistral, OpenHands 32B di Nvidia e Olmo 2 dell’Allen Institute for AI. Sistemi anch’essi open source e di dimensioni limitate, il che permette a Proton di sfruttare server dedicati, e collocati in Europa, per il loro funzionamento.È una differenza essenziale rispetto ad altre intelligenze artificiali che vantano una particolare attenzione alla privacy. È il caso per esempio di Apple Intelligence, che rimane confinato nel dispositivo per i compiti più semplici, ma che sfrutta invece i modelli GPT di OpenAI quando deve svolgere mansioni più complesse, inviandoli quindi ai server della società di Sam Altman (anche se garantendo all’utente alcune tutele).Quali sono però le prestazioni di Lumo? Come detto, il sistema di Proton sfrutta modelli più piccoli rispetto alle big tech statunitensi (e anche rispetto ai modelli europei di punta, come Luminous di Aleph Alpha o Mistral Large) e questo inevitabilmente si riflette sulle performance. Lumo è funzionale e svolge tutti i compiti che gli vengono richiesti, ma la qualità dei risultati è inferiore rispetto ai modelli più noti, la personalizzazione è ridotta, si verificano alcuni problemi tecnici anche banali (più volte non sono riuscito a caricare dei pdf o ho ricevuto dei messaggi di errore, probabilmente a causa di un sovraccarico dei server) e spesso le risposte giungono molto più lentamente di quanto avviene con la concorrenza.Limitazioni comprensibili, visti i modelli “minori” utilizzati, le risorse a disposizione di Proton, la mancanza (legata all’attenzione per la privacy) di un ciclo continuo di feedback che permette di migliorare costantemente le prestazioni e altro ancora. Per un uso non professionale, per semplici traduzioni o ricerche è comunque un sistema che offre risultati soddisfacenti (e che potrebbe ancora migliorare col tempo, essendo stato lanciato solo due mesi fa e aggiornato nella versione 1.1 lo scorso agosto).Al momento, Lumo è insomma un’alternativa valida per chi mette al primo posto la privacy. Per chi invece non vuole rinunciare alle prestazioni, c’è ancora parecchia strada da fare.
Lumo di Proton, come funziona il chatbot europeo che protegge la privacy
Non sfrutta i vostri dati, cifra le comunicazioni e non si appoggia a provider statunitensi, ma è all’altezza dei più noti concorrenti?








