Igor Tudor volta pagina. Dopo lo sfogo post-Verona, chiude definitivamente la questione arbitri scegliendo di non replicare alla bacchettata di Gianluca Rocchi. Il designatore arbitrale della Can A e B aveva raccolto nel merito lo j’accuse del tecnico croato («Errori gravissimi, inconcepibili nel 2025 con tutta questa tecnologia») ma, pur ammettendo che errori c’erano stati e pure gravi, aveva sottolineato: «I modi sono sbagliati. Usando certi termini si crea solo gazzarra e non si fa il bene del calcio». Ebbene, il «punto», alla vicenda, è giunto con un secco «non rispondo niente, si va avanti: sono cose di calcio che succedono e non ho nulla da aggiungere». Su molti argomenti, in verità, Tudor è parso non aver nulla da aggiungere. L’adrenalina della conferenza seguita al pareggio con il Verona ha ceduto il passo a flemma e un po’ di ermetismo. Ha parlato con il nuovo «direttore delle performance» Darren Burgess? «Questo signore non è ancora arrivato nel club». Perché Vlahovic segna solo se entra a gara in corso? «Non ho risposta». E Tudor pare liquidare frettolosamente anche il suo rapporto con il connazionale Juric: «Non è il mio migliore amico». Salvo poi lanciarsi in un panegirico (ma sentito e genuino) sulle qualità del tecnico dell’Atalanta e il fatto che in passato è stato sottovalutato. Stima e ammirazione, poi, per altri due colleghi quali Conte e Allegri, che «hanno una bacheca che parla per loro, sono un bene per il calcio». Da lì in poi, però, si torna alle frasi stringate, senza troppi fronzoli. Quasi a voler significare che sfuriate e show mediatici sono solo un’eccezione e non è certo a voce che si fanno i punti in classifica. Per provare a riconquistare la vetta servono gol, impegno, costanza. A proposito di costanza. «Cambiaso? Deve avere più costanza, dipende sempre da lui. È da top club, ma deve decidere lui. Se si mette in testa che vuole diventare il migliore, allora in poco tempo può andare al Real Madrid, al City, al Liverpool…». Posto, vabbè, che milionate di tifosi auspicano che la Juve possa esser considerata come punto d’approdo e non come punto di partenza.