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Silvia M. C. Senette

L'attore e doppiatore ospite del Trentodoc Festival: «Il vino? Una volta interpretavo un bevitore e dovevo essere credibile, a fine spettacolo ero ciucco. Ma a casa bevo soprattutto italiano»

«Prestavo la voce a Joe Mantegna in Suspect e il personaggio era un avvocato impegnato in un processo ma prima di andare in sala di doppiaggio mi ero concesso una carbonara con mezzo litro di vino. Non essendo abituato a bere, biascicavo: non riuscivo a dire “vostro onore”. Al quinto tentativo il direttore di doppiaggio ha detto: “Torna domani, è meglio”». L’attore e doppiatore Francesco Pannofino, ospite sabato 27 settembre alle 19.30 della rassegna «Sparkling Stories» del Trentodoc Festival con l’incontro «Storie di cinema e di televisione», svela il lato intimo e divertente di una delle carriere artistiche più brillanti del panorama italiano.

Francesco Pannofino, da dove nasce la sua passione per i piaceri di Bacco?«Mio padre è pugliese, è nato in un trullo in mezzo alla Valle d’Itria e ogni estate andavamo lì, dove mio zio faceva il vino. Ho anche fatto qualche vendemmia: era faticoso ma molto divertente e ho visto mio cugino, un po’ più grande di me, pigiare l’uva con i piedi... credo per divertimento, perché all’epoca c’erano già i macchinari. A noi bambini era concesso assaggiare un dito di vino allungandolo con l’acqua: una cosa che adesso mi fa orrore. Però in casa non c’era la cultura del proibito; mi sono educato al vino come piccolo piacere fin da allora».