Quando al Festival di Cannes sfilerà sulla Montée des Marches, molti penseranno: “Ma quello lo conosco”. Maurizio Lombardi è uno di quei volti familiari più che un nome da cartellone, passato da The Young Pope a Ripley fino a Citadel. A Cannes sarà tra i protagonisti di Roma elastica di Bertrand Mandico, mentre in sala è con Alla festa della rivoluzione di Arnaldo Catinari, dove interpreta Gabriele D’Annunzio.

Come è entrato nel film?

“Divertendomi. Ce lo siamo costruiti io e Arnaldo Catinari, anche perché non è un film su D’Annunzio ma su un momento storico, con personaggi inventati e altri reali. E lui è uno di quei personaggi iconici — come Marilyn Monroe o James Dean — che sono oltre la storia. A quel punto puoi solo attraversarlo a modo tuo. Sono partito anche da un problema fisico: lui era uno e sessanta, io uno e novanta. Quindi devi inventarti qualcosa. Abbiamo lavorato sui segni — testa rasata, narici, naso — anche con protesi. Mi sono nutrito di immagini, perché ce ne sono tantissime, spesso molto impostate. Io cercavo una fluidità nei movimenti, pur restando dentro un D’Annunzio anche fantasioso. Non il poeta, ma il comandante: un D’Annunzio guerriero, più severo. È una figura attuale, con un sogno utopico molto aperto e anche pericoloso. E la cosa interessante è che oggi sarebbe pericoloso allo stesso modo”.