Due minorenni, un ragazzo e una ragazza, agli arresti domiciliari e con pure il divieto di andare a scuola; due studentesse poco più che ventenni con l'obbligo di firma e una quinta persona rimessa in libertà. E' il "paradosso", per sintetizzare le parole delle difese, con cui si chiude il primo capitolo della vicenda giudiziaria nata dal corteo Pro Pal di lunedì scorso a Milano, in cui un gruppo composto da antagonisti, anarchici, maranza e liceali, fuori controllo, ha caricato di tensioni e tafferugli una manifestazione che doveva essere pacifica, come è stata in gran parte delle città italiane.
Le due giovani universitarie, legate al centro sociale Lambretta, sono state rilasciate qualche ora dopo il loro fermo con l'obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria. Oggi, giorno in cui sono andate in scena altre proteste in scuole e atenei, Roma compresa, è toccato agli altri tre finiti in carcere comparire davanti al gip.
Anche nei loro confronti è stato convalidato il provvedimento, ma il 36enne accusato di resistenza aggravata e lesioni ai danni di un agente è stato liberato, come gli altri due 17enni che, dopo tre giorni trascorsi al Beccaria, sono tornati a casa. Lì però, come ha disposto la gip minorile Antonella De Simone, dovranno restare e, al momento, pure senza l'autorizzazione di andare in classe per le lezioni: stando all'ordinanza avrebbero avuto comportamenti violenti contro le forze dell'ordine e non hanno desistito quando avrebbero potuto.













