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Matteo Castagnoli

I due diciassettenni sono stati scarcerati ma non poissono seguire le lezioni. Indagini in corso per identificare altri responsabili dei disordini: lente sul centro sociale «Lambretta» e sulle manifestazioni per la morte di Ramy

«Blocchiamo il percorso educativo, di crescita di due studenti. Si parla tanto di scuola come baluardo contro il disagio giovanile e poi neghiamo il permesso di andare a scuola». Le parole sono dell’avvocato Guido Guella che difende i due 17enni, iscritti al liceo Carducci, arrestati lunedì per resistenza aggravata dopo gli scontri con le forze dell’ordine in stazione Centrale alla fine del corteo pro Pal. Perché ieri la giudice per i Minorenni, Antonella De Simone, ha convalidato il provvedimento per i due liceali disponendo per entrambi, un maschio (l’unico con precedenti) e una femmina militanti del centro sociale «Lambretta», gli arresti domiciliari. Quindi, almeno per ora, niente lezioni a scuola (aggiornamento: i ragazzi sono stati autorizzati a uscire per andare a scuola).

Ieri è stato anche convalidato l’arresto per danneggiamento e resistenza del 36enne Antonio Ferraro. Ma il gip l’ha scarcerato anche per l’assenza di elementi da «fondare... il sospetto» di un suo collegamento con «le galassie di estrema sinistra o anarchiche» (per le altre due universitarie di 21 e 22 anni, arrestate sempre per danneggiamento e resistenza e militanti del «Lambretta», era già stato disposto l’obbligo di firma).