Su 1,5 miliardi offerti, domanda oltre 13 volte più alta. Si mettono in fila 250 investitori da 23 Paesi
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Dopo Enel, anche Cdp incassa una super domanda nel collocamento di un bond Oltreoceano. È l'effetto a cascata della promozione del rating italiano ad attirare gli investitori verso il Paese e i suoi emittenti che possono dunque approfittare del momento favorevole per rifinanziarsi.«L'exploit del bond non è un episodio isolato, ma il segnale di un fattore più profondo: il rischio Italia oggi non pesa più come ieri», commenta al Giornale Gabriel Debach, market analyst di eToro. In particolare, Cdp ha lanciato con successo il suo terzo Yankee Bond, tornando sul mercato dei capitali statunitense con un'emissione da 1,5 miliardi di dollari destinata ad investitori istituzionali, residenti sia negli Stati Uniti che in altre geografie. L'operazione ha registrato una domanda senza precedenti nella storia del gruppo guidato da Dario Scannapieco (in foto) e presieduto da Giovanni Gorno Tempini: sono arrivati ordini per oltre 19 miliardi di dollari quasi 13 volte l'offerta provenienti da più di 250 investitori. Il bond prevede una cedola annua lorda del 4,375% e una scadenza di 5 anni. Di particolare rilievo, la qualità della domanda, con oltre il 98% di investitori istituzionali di lungo termine tra cui banche, asset manager, assicurazioni, fondi pensione, istituzioni europee e sovranazionali. Ampia la diversificazione geografica: più dell'85% dell'allocazione finale sottoscritta da investitori esteri, provenienti da oltre 23 Paesi, tra cui Stati Uniti (39%), Regno Unito (17%), Nord Europa (12%) e Medio Oriente (10%). «È la prova - aggiunge l'analista - di un repricing che ha trasformato il Paese da periferia fragile a emittente credibile, capace di attrarre capitali globali. Cdp ha intercettato un mercato Usa affamato di rendimento, in un contesto in cui il prezzo per investment grade europee resta profondo, riuscendo a collocare in dollari a condizioni che fino a poco tempo fa sarebbero sembrate impensabili».








