Valanga di richieste sui titoli tricolore. Il caso Enel. Intesa sale di due gradini

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L'onda lunga dell'effetto Fitch spinge gli investitori a comprare Italia facendo il pieno sia di Btp che di emissioni corporate. Le aziende tricolori non si fanno pregare andando a rifinanziarsi a rendimenti più bassi. In tal senso ieri la Bce nel suo Bollettino non ha mancato di rimarcare come i rendimenti dei titoli di Stato italiani continuano a scendere «rafforzando la tendenza di lungo periodo verso una convergenza dei differenziali di rendimento dei titoli sovrani francesi e italiani».A spiccare è la maxi-emissione di Enel che ha portato a termine il più grande collocamento dell'anno da parte di una utility europea: un bond multi-tranche il cui ammontare iniziale era previsto in 2 miliardi, ma la domanda record 12 volte il quantitativo offerto ha spinto il gruppo guidato da Flavio Cattaneo a più che raddoppiare l'emissione a 4,5 miliardi strappando anche tassi più bassi. Stesso dicasi per l'emissione da 1,5 miliardi di dollari conclusa ieri da Cdp. «Il successo di queste due emissioni non dipende solo dai fondamentali societari, ma anche dal contesto positivo del debito italiano con spread Btp-Bund ai minimi grazie a maggiore disciplina fiscale e al sostegno della domanda retail», rimarca al Giornale Althea Spinozzi, Institutional client portofolio manager di Capital Four. Un aspetto rilevante è il fatto che una quota rilevante della domanda per queste emissioni è arrivata da investitori istituzionali statunitensi «attratti anche dal differenziale di tasso che rende oggi conveniente coprire l'esposizione in euro verso il dollaro». In generale, nella seconda metà di settembre si sono concretizzate emissioni su tutti i segmenti. Nell'ambito finanziario si sono rivolte al mercato primario Generali, Intesa e Unicredit, mentre nell'Euro High Yield Sammontana ha emesso un tap, cioè un aumento dell'emissione di 125 milioni al 5,75% di rendimento. «Il mercato rimane florido di termini di liquidità e la domanda rimane veramente forte su tutti i segmenti e dopo Fitch i corporate hanno beneficiato maggiormente rispetto alle aziende degli altri stati Ue», argomenta Paolo Barbieri, head of fixed income di Valori AM Investment Management.