ROMA – Vuoi aggiungere all’auto che ti è stata assegnata dall’azienda degli extra-optional per renderla più adeguata alle tue esigenze? Libero di farlo, ma solo se paghi di tasca tua e senza aspettarti alcuno sconto sulle tasse. E lo stesso accade se hai avuto in assegnazione un’auto elettrica o plug-in e decidi di ricaricarla a casa.
Dopo le nuove aliquote entrate in vigore a gennaio che penalizzano fiscalmente gli assegnatari di veicoli termici rispetto a quelli di veicoli elettrificati, a settembre per le auto aziendali in uso promiscuo (ovvero utilizzabile sia per lavoro che privatamente), arriva dall’Agenzia delle Entrate l’ennesima doccia fredda.
Pubblicando le risposte a due richieste di chiarimento avanzate da alcune società, l’ente tributario ha precisato che sì, la società può accontentare il dipendente che chiede la personalizzazione della sua vettura, ma poi è tenuta a detrarre la somma spesa per gli optional dalla sua busta paga. E, come sostituto d’imposta, la società non potrà neanche portare tale somma a riduzione del valore forfettario del fringe benefit (l’auto assegnata) soggetto a tassazione.
In soldoni, il lavoratore non potrà recuperare quando speso per gli optional neanche con una minore tassazione. Questo perché, spiega l’Agenzia delle Entrate nella risposta n.233 del 9 settembre 2025, le somme a carico del dipendente in busta paga non incidono sulla determinazione del valore tassabile del veicolo assegnato. Il valore del fringe benefit resta quindi quello calcolato secondo le tabelle Aci, che stimano il costo chilometrico per una percorrenza convenzionale di 15mila km annui e considerano solo i costi standard di esercizio del veicolo.







