ROMA – La detassazione delle auto elettriche, esentate dal pagamento delle accise sul carburante, è stata finora uno degli incentivi principali all’acquisto di un veicolo a batteria. Ma ora, con l’aumento delle elettriche e la progressiva riduzione delle termiche, per molti Stati la rinuncia al gettito fiscale sta diventando troppo onerosa e in tanti hanno deciso, o lo stanno facendo, di tassare anche i veicoli elettrici. Come? La modalità più gettonata è quella del “pay per use”, ovvero più utilizzi l’auto e più paghi. L’imposta sul chilometraggio è già in cantiere nel Regno Unito (dal 2028), la stanno valutando Svizzera, Australia e alcuni Stati degli Usa e già la applicano dal 2024 in Islanda e Nuova Zelanda. Altri Paesi stanno ragionando sulla reintroduzione del pagamento dell’Iva (Norvegia), delle tasse di immatricolazione annuali, equivalenti al nostro bollo, (Francia) e delle tasse di registrazione e sulla proprietà (Danimarca e Paesi Bassi). Mentre la Germania guarda ad una tassa basata sulla quantità di energia di ricarica erogata e il Giappone ad una tassa sul peso. In Cina, al momento non è in discussione alcuna tassazione aggiuntiva su veicoli elettrici. Così come in Italia, dove il numero ancora limitato di auto elettriche circolanti evidentemente allontana l’urgenza del problema. Anche se nel 2024 il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva immaginato in futuro di poter lavorare sulla traslazione delle tasse dai carburanti, all’elettricità. Attualmente, per legge nazionale, le elettriche non pagano il bollo per 5 anni.
Auto elettriche, esenzioni addio: arrivano le tasse. Dallo Uk al Giappone ecco come e quanto si paga
Per ora manca all’appello l’Italia, perché il numero limitato di Bev circolanti non ha ancora spinto il governo a trovare compensazioni al calo degli incassi d…






