Rispondendo alla Rtl, Alexey Meshkov, ambasciatore della Federazione russa in Francia, ha detto una cosa ovvia guardandosi dallo spiegarla. Diplomatico di razza. Non c’è il minimo dubbio che l’abbattimento di un aereo sia un atto di guerra. Ma cosa ci farebbe un jet militare russo in cieli stranieri? Dettaglio che Meshkov non ha sfiorato, quasi che passeggiare a piacimento in quello delle nazioni Nato sia un sovrano diritto del suo Paese, geloso quant’altri mai nell’attaccamento alla propria (meno se altrui) sacralità territoriale, comprensiva dello spazio aereo. Il primo atto di guerra è il sorvolo, l’abbattimento è la risposta. Ma Meshkov ha, appunto, sorvolato.

I Mig russi posseggono sofisticati e accurati sistemi di navigazione; se sorvolano Estonia o Romania non lo fanno certo per errore o per bravata ma per istruzioni – sono militari ed eseguono ordini. Altrettanto però vale per i diplomatici. Le chiamano “istruzioni” anziché ordini. Ma è lo stesso. Un professionista come Alexey Meshkov non può aver parlato a ruota libera, non sul filo al quale sono appesi i rapporti fra Mosca e l’Alleanza Atlantica, non sullo spartiacque fra guerra e pace. La sua dichiarazione, condita dalle solite accuse all’Occidente colpevole di «aver ingannato» Mosca, solleva due interrogativi: che messaggio contiene; perché affidarlo a una voce rappresentativa, ma periferica, quando al centro ce ne sono almeno una mezza dozzina, dal Presidente in giù, che si fanno regolarmente sentire. Il secondo porta a sdrammatizzare la pesantezza delle parole di Meshkov e a collocarle piuttosto nella dialettica verbale in corso dopo i sorvoli russi della settimana scorsa, e la misteriosa comparsa di droni sugli aeroporti scandinavi che hanno creato caos nel traffico aereo. Da una parte le capitali europee e la Nato ribadiscono di essere pronte a difendersi dalle intrusioni di caccia stranieri – e quindi ad abbatterli – che non è una novità ma un principio di legittima difesa universalmente accettato. Dall’altra sponda dell’Atlantico, gli fa eco niente di meno che Donald Trump che riconosce il diritto di abbattimento di jet russi che penetrino lo spazio aereo Nato. Le capitali europee non fanno in tempo a tirare un respiro di sollievo che il Presidente americano, richiesto di cosa farebbero gli Stati Uniti, risponde «dipende dalle circostanze». Ambiguità che: a) getta nello sconforto i governanti e i militari europei; b) apre un’altra feritoia alla strategia russa di testare le capacità di reazione difensiva e la coesione della Nato.