Anna VagliRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciCagliari, 26 settembre 2025 – Cinzia Pinna, trentatré anni, una vita normale e fiera, un lavoro in un locale, l’uscita a fine turno come milioni di donne. Poi il buio. Ad ogni modo, non è solo a lei che dobbiamo rivolgere lo sguardo mentre ricostruiamo ciò che è accaduto. Nei video promozionali dei suoi vigneti Emanuele Ragnedda appare come un uomo elegante e posato, voce calma, gesti composti. Il classico esempio di mimetismo sociale, costruire una facciata di valori e rispettabilità, recitare persino la preghiera in sardo per accreditarsi come custode della tradizione. Dietro quella immagine impostata di successo si è consumata un’altra verità.

Perché ad un certo punto Ragnedda ha preso una pistola e ha sparato, proprio sul divano del casolare che è probabilmente diventato la scena primaria del crimine, come indicano i segni di imbrattamento ematico. E quando il corpo di Cinzia Pinna non è stato più un corpo ma un ostacolo, lo ha trascinato nel vigneto adiacente, trasformandolo nella scena secondaria. Lì, lo ha sepolto. Così, la terra che nel suo lavoro è simbolo di radici, è diventata una fossa improvvisata.

L'imprenditore vinicolo reo confesso Emanuele Ragnedda. Nel box: la 33enne Cinzia Pinna