Ore 20.45. Il treno di Eva Charpentier, che doveva partire cinque minuti prima, è fermo sui binari della stazione di Porta Susa. «Da qui, nessuno si muove» grida intorno a lei un gruppo di studenti mentre sventolano bandiere della Palestina. Eva non fa una piega: «Dovevo andare a Milano, ora mi farò ospitare da qualcuno qui perché sono d’accordo con chi sta protestando». In tre giorni due manifestazioni per Gaza e la Global Sumud Flotilla, finita di nuovo sotto attacco mentre si trovava al largo della Grecia. Due cortei conclusi con l’occupazione dei binari della stazione, imbrattati con scritte di minacce contro la premier Meloni e la circolazione ferroviaria bloccata per ore. Qualcuno protesta: «Come faccio ad andare a lavorare?» chiede un signore con uno zainetto in spalla, mentre è costretto a scendere dal suo vagone. Ma qualcun altro si unisce alla causa: «Aspettavo un treno per tornare a casa, a Chieri, alle 20.45 - dice Davide - Devo tornare a casa perché i miei ragazzi sono piccoli, sennò sarei rimasto a protestare».

Manifestanti pro dal bloccano i binari a Porta Susa

L’inizio del corteo La mobilitazione inizia alle 18 davanti alla Prefettura. Nel salotto buono della città mesi fa simbolicamente battezzato «piazza Palestina». Qui si ritrovano migliaia di persone: i sindacati, tra cui l’Usb che aveva indetto lo sciopero generale di lunedì, e poi diverse realtà come il coordinamento Torino per Gaza, il Collettivo universitario autonomo, Progetto Palestina, Non Una di Meno e l’Intifada studentesca. «Siamo l’equipaggio di terra - dicono da piazza Castello - che porta supporto a chi è sulla Flotilla, attaccato dai droni».