Basta guardarla per capire. La Mazda MX-5 già al primo sguardo ti fa intuire che sfida il mondo con la sua semplicità anacronistica. È lunga appena 3,9 metri, bassa come un sussurro (1,2 metri d’altezza), due posti secchi e una capote in tela che si apre con un gesto, come si sfoglia un libro. È un’auto che non cerca di piacere a tutti, ma a chi la capisce. È “passionale”, dice Mazda, e non è un’esagerazione da dépliant: la MX-5 è un inno alla guida, un oggetto che sembra uscito da un’epoca in cui le auto erano fatte per emozionare, non solo per spostarsi. Il tutto senza esagerazioni di cavalli, cilindrate, pesi e dimensioni.
La quarta generazione, lanciata nel 2015 e affinata con aggiornamenti costanti, come un violino che si accorda senza sosta, porta in dote un motore 1.5 da 132 cavalli, accoppiato a un cambio manuale a sei marce che è pura poesia meccanica. Il duemila, più potente, è uscito di scena, lasciando al fratellino minore il compito di reggere il peso di una tradizione lunga quasi quarant’anni. E che tradizione: dal 1989, quando la prima MX-5 fece capolino, sono stati venduti oltre un milione di esemplari, un record per una spider a due posti. Un’auto che non ha mai tradito la sua formula: motore anteriore, trazione posteriore, pesi distribuiti con l’equilibrio di un acrobata (50:50 tra avantreno e retrotreno).






