La nuova Mazda CX-60? Sembra voler conciliare due anime: quella del samurai, preciso e composto, e quella del monaco zen, che cerca l’armonia anche nel caos del traffico moderno. L’ultima evoluzione, la Model Year 2025, è un manifesto di questa filosofia.
Il design
Partiamo dall’estetica, perché la CX-60 non passa inosservata. Con i suoi 474 cm di lunghezza, il cofano allungato e l’abitacolo arretrato, ha proporzioni da sportiva che si sposano con una presenza scenica da ammiraglia. La nuova tinta Zircon Sand Metallic aggiunge un tocco di raffinatezza sabbiosa, quasi a evocare dune lontane sotto un cielo terso. Dentro, l’abitacolo è un’ode all’artigianato giapponese: pelle Nappa nera, cuciture tipo kimono, rivestimenti in similpelle Cordovan e un cielo nero che dà un senso di intimità. Potrà piacere o no ma va dato atto alla Mazda di cercare strade nuove.
Su strada
Ma è guidandola che la CX-60 rivela il suo carattere. La filosofia Jinba Ittai – l’unione tra cavallo e cavaliere – è il cuore pulsante di ogni Mazda, e qui si sente. Certo il peso c’è e si sente, ma comunque anche se questa non è un’auto che ti travolge con la sua agilità, ti avvolge con un comfort raro in un mondo di ibride e ibride plug-in che saltellano come GT3 sulle buche. Le sospensioni anteriori a doppio braccio oscillante e il retrotreno multilink, con molle posteriori più morbide e ammortizzatori affinati, fanno il loro dovere: la guida è fluida, anche se in curva il rollio si fa sentire e, se esageri, l’elettronica deve intervenire per domare qualche scodata. Non è un’auto da rally, ma non vuole nemmeno esserlo.






