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La SUV giapponese si aggiorna in punta di piedi, con una rivistazione della dinamica di guida grazie ad interventi mirati su telaio, sospensioni e sterzo. Il gruppo cambio-motore della ibrida plug-in è ora più fluido nelle transizioni e punta ad una migliore efficienza.

La Mazda CX-60, la grande suv del costruttore giapponese, arriva al suo aggiornamento di metà carriera con una filosofia chiara: migliorare ciò che contava davvero. Le novità non toccano radicalmente lo stile e non rivoluzionano l’ambiente interno, ma si concentrano su ciò che guidando si percepisce fin dai primi metri. Sospensioni, sterzo, assetto e logica di risposta sono stati ripensati per rendere questa ammiraglia “alta” più composta, più precisa e più godibile su strada, senza tradire la sua impostazione premium e il suo carattere da “stradista”. Questa volta però non siamo al volante del celebre sei cilindri diesel – protagonista della prova della sorella maggiore, CX-80 – ma della versione Plug-in Hybrid benzina da 327 CV, quella che in Europa rappresenta il ponte ideale tra la tradizione meccanica Mazda e la progressiva elettrificazione della gamma. E la domanda è semplice: con le migliorie alla dinamica e un powertrain così potente, com’è oggi la CX-60 PHEV? Scopriamolo.