Quando hanno deciso di adottare un cane dal rifugio, pensavano di aver trovato il perfetto compagno a quattro zampe per la loro famiglia in crescita. Non immaginavano che, qualche settimana dopo, quella scelta li avrebbe trascinati in un incubo fatto di minacce e paura dentro le mura di casa loro.

Un’adozione da manuale

“Io e mio marito abbiamo adottato un cane dal canile, presentando la richiesta tramite il sito e seguendo tutta la procedura”, racconta la donna, incinta del suo primo figlio. “Dopo aver scoperto che soffre di una grave ansia, non lo abbiamo mai lasciato solo. Va all’asilo nido per cani quando siamo al lavoro, facciamo attività con lui nel fine settimana, lo portiamo a spasso ogni sera. Non usciamo nemmeno a cena se non possiamo portarlo con noi. A mio parere, siamo dei buoni proprietari”. Il cane, un giovane Pastore tedesco con una storia di abbandono e difficoltà comportamentali, sembrava finalmente al sicuro. Grazie a terapie veterinarie, addestramento e farmaci per l’ansia, stava lentamente recuperando fiducia. La coppia, con pazienza e sacrifici, gli aveva costruito attorno una nuova vita.

La voce dal passato

Tutto è cambiato quando un post legato all’adozione del cane ha iniziato a circolare. “Un utente mi ha contattata dicendo di avermi trovata e di aver capito che vivevamo nella stessa contea”, ricorda la donna. Era la precedente proprietaria del cane, che aveva scelto di lasciarlo in rifugio perché non più in grado di gestirlo, ma ora pretendeva di riaverlo. “Mi ha scritto che lavorava di nuovo da remoto e che avrebbe avuto più tempo per lui. Mi ha mandato perfino delle foto per dimostrare che lo conosceva. Le ho risposto che avevano preso la decisione giusta dandolo via, ma io non sono un affidatario: ho adottato questo cane ed è mio”. Le parole non sono bastate. “Ha cominciato a dirmi che ero una persona orribile, che lei aveva avuto il cane da quando aveva otto settimane e che era l’unica “mamma” che lui avesse mai conosciuto. Ho ripetuto di no e poi l’ho bloccata”.