All’inizio sembrava una richiesta come tante. Una coppia si presenta in un rifugio spiegando di voler adottare un cane per la propria fattoria. Spazio aperto, aria pulita, una vita diversa dal canile: tutto faceva pensare a un lieto fine. Ma bastano poche frasi, durante il colloquio, per far emergere una verità che cambia completamente il senso di quella richiesta.
Chi ha detto no
La storia arriva dal Brasile ed è stata raccontata da Jheny Godinho, veterinaria e volontaria del progetto Resgate por Amor di Mato Grosso do Sul. Da anni Jheny si occupa di salvare, curare e riabilitare cani e gatti vittime di abbandono, maltrattamenti e negligenza. Per lei, ogni adozione è un passaggio delicato: non basta togliere un animale dal canile, bisogna essere certi che la sua nuova vita non diventi un’altra forma di sofferenza.
Una richiesta che, sulla carta, non era sbagliata
Durante il colloquio, la coppia racconta di vivere tra città e campagna e di avere una fattoria. Spiega di voler adottare uno o più cani. Jheny chiarisce poi un punto importante: il rifugio non vieta le adozioni in fattoria. In molti casi, con le giuste condizioni di sicurezza, i cani possono vivere serenamente anche in contesti rurali. Ma è andando avanti nella conversazione che emergono i primi segnali d’allarme. La coppia racconta di aver già avuto tre cani nella fattoria, tutti morti dopo essere stati attaccati da animali selvatici. Un evento tragico, che potrebbe capitare. Ma subito dopo arriva un dettaglio che cambia il tono della storia. Spiegano infatti di avere altri cani, quelli che vivono con loro in città. Cani che, però, non vogliono portare in fattoria, proprio per paura che possano subire lo stesso destino.






