Un nuovo approccio per combattere i sarcomi dell’uomo, tumori spesso resistenti alle cure tradizionali, arriva dalla ricerca italiana che ha identificato nei cani un modello naturale straordinariamente simile all'uomo. Lo studio, pubblicato sulla rivista internazionale Cancer Immunology, Immunotherapy, apre prospettive concrete per terapie cellulari di nuova generazione.I sarcomi rappresentano una delle sfide più complesse dell'oncologia moderna. Questi tumori del tessuto connettivo colpiscono ossa, muscoli e tessuti molli, spesso mostrando resistenza ai trattamenti convenzionali. La ricerca, sostenuta dalla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro nell’ambito di un progetto 5x1000 in collaborazione tra il Dipartimento di Scienze Veterinarie dell'Università di Torino e l'Istituto di Candiolo-Irccs sull’oncologia comparata, ha individuato una strategia innovativa basata su un elemento chiave: la proteina B7-H3.

Il bersaglio molecolare perfetto

B7-H3 è una proteina presente sulla superficie delle cellule tumorali ma quasi assente nei tessuti sani, caratteristica che la rende un bersaglio ideale per terapie mirate. Nei laboratori del Canine Comparative Oncology Lab dell’Università di Torino, co-adiuvato dalla professoressa Raffaella De Maria, abbiamo dimostrato per la prima volta che questa proteina è espressa frequentemente nei principali sarcomi del cane, proprio come accade nell'uomo. La scoperta ha permesso di testare una nuova classe di terapie cellulari: le Car.Cik, cellule immunitarie "riprogrammate" in laboratorio per riconoscere e distruggere specificamente le cellule tumorali che espongono B7-H3. A differenza delle più note Car-T, che hanno rivoluzionato il trattamento di leucemie e linfomi ma incontrano difficoltà nei tumori solidi, queste cellule mostrano una maggiore capacità di penetrare nei tessuti tumorali.