La quarta rivoluzione industriale ebbe un primo vagito nel 1959, quando la Olivetti lanciò Elea 9003, il prototipo di computer a transistor (installato per la prima volta alla Marzotto di Valdagno). Ma "esplose" nel novembre del 1971, in Veneto, quando Federico Faggin, vicentino, studi da elettrotecnico, figlio di Giuseppe (filosofo e insegnante), mise sul mercato Intel 4004, il primo microprocessore. Meno di 10 anni prima, Silvio Ceccato aveva studiato il rapporto uomo-macchina, diventando uno dei padri della cibernetica italiana. Tempo dopo, Bill Gates disse che, senza Faggin, la Silicon Valley sarebbe stata solo una valle.

Un'avventura, quella di Faggin, che rappresenta la perfetta sintesi tra le radici e il futuro. La spinta a guardare avanti con tenacia e creatività, facendosi forti del patrimonio culturale e dei valori del passato, ha da sempre segnato l'epopea dei territori vincenti. E infatti la sua invenzione trovò nell'humus della Silicon Valley (e non in Italia, occasione persa?) il terreno per rivoluzionare il mondo, come secoli prima la stampa aveva fatto partendo invece da Venezia.

La Serenissima

La felice congiunzione tra la spinta creativa dei singoli e le condizioni favorevoli di un sistema, sono il miglior terreno su cui possano attecchire le radici di un albero che dà frutti, come nel simbolo del convegno organizzato oggi alla Scuola Grande della Misericordia. Venezia è stata la sintesi perfetta di questa combinazione. La Serenissima, come ricorda Pieralvise Zorzi, più che una Repubblica fu una società per azioni. Le conquiste e il commercio ne garantirono l'espansione. La cultura del bello educò generazioni di artisti in tutti i campi, la prosperità creativa attirò talenti, quelli che oggi si chiamano "cervelli". L'Università di Padova, forte della sua storia, era il centro di quello che oggi si chiamerebbe "polo di formazione".