Inim Electronics produce sistemi elettronici per la sicurezza e l’automazione dell’edificio nel suo stabilimento di Monteprandone, in provincia di Ascoli Piceno. Conta circa 250 dipendenti, ha chiuso il 2025 con un fatturato intorno ai 67 milioni di euro e punta a superare gli 80 milioni nel 2026, arrivando di fatto a triplicare in pochi anni il proprio giro d’affari.Da circa 5 anni l’azienda sta trasformando in profondità la propria fabbrica, con investimenti complessivi per oltre 15 milioni di euro in automazione, digitalizzazione e formazione del personale.“Le aziende che fanno elettronica tendono ad andare a produrre nelle low cost countries, dalla Tunisia fino alla Cina o al Vietnam”, dice Baldovino Ruggieri, amministratore delegato di Inim. “Noi abbiamo fatto una scelta opposta: investire qui in Italia, automatizzare e digitalizzare, per portare i nostri costi di produzione in linea con quelli di paesi dove la manodopera costa meno. Ma senza rinunciare alla qualità”.Il reparto SMT di InimÈ una scommessa che si misura su dati concreti, ma che solleva anche una questione più ampia: gli strumenti di politica industriale disponibili in Italia reggono quando un’azienda manifatturiera cresce oltre una certa soglia? Inim ha infatti superato la soglia dei 50 milioni sotto la quale era considerata una PMI e rischia di perdere buona parte del supporto agevolativo cui ha finora potuto contare.Indice degli argomenti