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Dopo decenni di misteri, errori giudiziari e un’inchiesta che ha tenuto in ostaggio intere province del Nord-Est, il caso Unabomber potrebbe essere arrivato a un punto di svolta. I consulenti tecnici incaricati di analizzare il Dna trovato su alcuni reperti storici degli attentati hanno chiesto al gip un ultimo rinvio – questa volta solo di quindici giorni – per completare il deposito della perizia decisiva. La data fissata per l’incidente probatorio è il 20 ottobre a Trieste: da quel giorno potremmo conoscere, finalmente, l’identità del responsabile – o dei responsabili – della lunga stagione del terrore tra Veneto e Friuli. A riportarlo è il “Messaggero Veneto”, che per primo ha ottenuto informazioni dettagliate sulla richiesta di proroga avanzata dai periti Elena Pilli (Università di Firenze) e Giampietro Lago (già comandante del Ris dei Carabinieri).
L’obiettivo dell’inchiesta bis – riaperta nel 2023 dalla Procura di Trieste – è uno solo: stabilire se il Dna ricavato da vecchi reperti (nastro adesivo, fili, capelli, tracce biologiche) corrisponda al profilo genetico di uno degli undici indagati o di altri soggetti ancora ignoti. Dopo anni di silenzi e lentezze, la richiesta di un breve supplemento fa pensare che l’esame genetico sia ormai alle battute finali. Un primo, importante elemento sarà il confronto con i campioni prelevati a dicembre 2023 dagli stessi indagati, che si erano resi disponibili spontaneamente. L’attesa ora è tutta per l’udienza del 20 ottobre, dove i risultati saranno messi nero su bianco. L’elenco degli indagati in questa nuova fase comprende nomi noti e altri nuovi: tra loro c’è Elvo Zornitta, l’ingegnere di Azzano Decimo che era già finito sotto accusa negli anni Duemila e poi prosciolto dopo la scoperta di una prova falsificata da un investigatore. Oggi Zornitta è nuovamente sotto esame, insieme al fratello e ad altre persone tra cui i fratelli Benedetti, i Bulocchi, Favretto, La Sala, Martelli, Muccin e Pilloni.






