Caricamento player
Martedì Giorgia Meloni ha annunciato che la maggioranza di destra presenterà una mozione parlamentare in favore del riconoscimento dello stato della Palestina. L’annuncio, fatto in un rapido incontro coi giornalisti poco prima che partecipasse all’Assemblea Generale dell’ONU a New York, ha sorpreso le opposizioni, che da settimane incalzavano la presidente del Consiglio per la sua decisione di opporsi al riconoscimento. Ma anche i membri del governo, i deputati e i senatori di maggioranza hanno nascosto a stento il loro disorientamento, segno del fatto che la decisione è stata maturata da Meloni in modo repentino e senza grandi consultazioni.
– Leggi anche: Cosa vuol dire concretamente riconoscere la Palestina
La mozione che la destra presenterà, ha precisato Meloni, subordina il riconoscimento della Palestina a due condizioni: «il rilascio degli ostaggi» israeliani che Hamas tiene ancora prigionieri, circa una cinquantina di persone delle quasi 250 inizialmente catturate, anche se non si sa con certezza quanti ancora siano vivi; e «l’esclusione di Hamas da qualsiasi dinamica di governo della Palestina».
Nelle intenzioni di Meloni, queste condizioni preliminari spostano l’attenzione e l’eventuale pressione politica di un riconoscimento della Palestina su Hamas, e non su Israele, permettendole di non ritrattare completamente la posizione tenuta fin qui (cioè cautela e attendismo per rimanere allineati a Germania e Stati Uniti, risolutamente contrari a riconoscere la Palestina). Ma la mozione è anche una mossa tattica: proprio nel momento in cui Meloni di fatto cede, per così dire, a una richiesta che le viene fatta dal centrosinistra, rilancia però con due temi per provare a incalzare a sua volta le opposizioni, e chiedere loro una netta presa di posizione contro Hamas.










